Vade retro modello spagnolo
Riformare il mercato del lavoro, specialmente se bisogna farlo durante una fase recessiva, è oggettivamente molto difficile. Effetti immediati di aumento dell’occupazione sono assai improbabili ed è facile, invece, imputare alla riforma i peggioramenti già attesi.
5 AGO 20

Riformare il mercato del lavoro, specialmente se bisogna farlo durante una fase recessiva, è oggettivamente molto difficile. Effetti immediati di aumento dell’occupazione sono assai improbabili ed è facile, invece, imputare alla riforma i peggioramenti già attesi. Quel che comunque bisogna cercare di evitare è di introdurre norme demagogiche che finiscono con l’ottenere effetti controproducenti. Una delle tesi sostenute dalla Cgil non solo è che per favorire l’ampliamento del lavoro a tempo indeterminato sarebbe utile rendere più caro per le aziende l’utilizzo di contratti a termine. Prima di cedere a questa suggestione, il governo farà bene a esaminare l’esempio spagnolo, che può essere istruttivo in materia. Nel settembre del 2010 il governo di José Luis Rodríguez Zapatero aveva deciso, aderendo a una concezione simile a quella propugnata ora in Italia dalla Cgil, di raddoppiare il costo delle indennità di licenziamento per i lavoratori con contratto temporaneo. Questa decisione faceva seguito a quella adottata nel 2006, prima della crisi economica, che aveva proibito l’uso di contratti temporanei per più di 20 mesi nel corso di tre anni. Gli effetti di queste misure sono stati tragici. Non solo non è aumentata l’occupazione a tempo indeterminato, ma sono fioccati licenziamenti per i precari, così, nell’agosto dell’anno scorso, lo stesso governo socialista si è rimangiato tutto, decretando la sospensione di questi limiti. Ormai però era inutile, era come chiudere la stalla dopo che le vacche erano scappate. Considerare il lavoro a termine di per sé un fattore negativo è una opzione puramente ideologica, che non raccoglie peraltro neppure il consenso unanime del mondo sindacale. Michael Sommer, presidente del più grande sindacato europeo, la Dgb tedesca, pensa invece che il lavoro a tempo determinato è uno strumento utile per migliorare la flessibilità del mercato del lavoro.
Le situazioni economiche e dell’occupazione in Spagna, in Germania e in Italia sono ovviamente diverse, e quindi vanno affrontate tenendo conto delle caratteristiche specifiche. Tuttavia non è superfluo osservare che dove si è agito come in Spagna per contrastare il lavoro temporaneo sulla base di un pregiudizio ideologico, la disoccupazione supera il 22 per cento, mentre in Germania, dove viene regolato con l’accordo dei sindacati è di poco superiore al 7.
Le situazioni economiche e dell’occupazione in Spagna, in Germania e in Italia sono ovviamente diverse, e quindi vanno affrontate tenendo conto delle caratteristiche specifiche. Tuttavia non è superfluo osservare che dove si è agito come in Spagna per contrastare il lavoro temporaneo sulla base di un pregiudizio ideologico, la disoccupazione supera il 22 per cento, mentre in Germania, dove viene regolato con l’accordo dei sindacati è di poco superiore al 7.